Su Jemaa el-Fna, al calar del giorno, un suono grave e rotondo comincia a pulsare in mezzo al brusio: è il guembri dei Gnaoua, quel liuto-basso a tre corde che scandisce il tempo di una musica di trance unica al mondo. I Gnaoua (o Gnawa) sono gli eredi di una confraternita fondata da discendenti di schiavi subsahariani; la loro musica intreccia spiritualità africana, islam mistico e ritmi berberi. Sulla piazza formano uno dei cerchi più ipnotici: bastano pochi minuti per lasciarsi rapire dallo schiocco metallico delle nacchere di ferro e dai canti ripetitivi.
Questa musica non è un semplice folklore per turisti. È al cuore di un rituale di guarigione ancestrale, la lila, ed è stata iscritta nel 2019 nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’UNESCO. A Jemaa el-Fna ne incontrate la versione «di strada», festosa e concentrata; ogni estate il celebre festival Gnaoua di Essaouira ne offre la versione scenica, aperta al mondo.
In questa guida vi spieghiamo da dove vengono i Gnaoua, cosa significano i loro strumenti e i loro colori, come si svolge una lila, perché l’UNESCO li ha distinti e soprattutto come vivere la loro musica sulla piazza senza passi falsi (compresa la questione della mancia).
Chi sono i Gnaoua? Una confraternita nata dalla schiavitù
La parola «Gnaoua» designa sia uno stile musicale sia una comunità spirituale. I Gnaoua sono i discendenti di uomini e donne deportati dall’Africa subsahariana — in particolare gli attuali Mali, Senegal, Ghana, Guinea — verso il Marocco, nell’ambito della tratta transahariana attiva almeno dal XVI secolo. Ridotte in schiavitù, queste popolazioni hanno ricostruito lontano da casa un’identità attraverso la musica e il rito.
Da questo sradicamento è nata una confraternita mistica musulmana originale, che ha fuso tre eredità:
- pratiche africane ancestrali (trance, possessione, pantheon di spiriti);
- l’islam sufi e la venerazione dei santi (il nome di Allah, del Profeta e dei santi ritorna di continuo nei canti);
- influenze berbere e arabe proprie del Marocco.
Il risultato è una musica terapeutica e spirituale, dove il sacro e il profano si mescolano. Le nacchere di ferro, i qraqeb, evocano del resto il rumore delle catene degli schiavi: la memoria della servitù è incisa fin dentro il suono. Comprenderlo cambia tutto: quando ascoltate i Gnaoua su Jemaa el-Fna, udite diversi secoli di storia marocchina e africana. Per ricollocare questa comunità nel grande racconto della piazza, il nostro dossier sulla storia di Jemaa el-Fna illumina il contesto.

Guembri, qraqeb, tamburi: gli strumenti della trance
La musica gnaoua si fonda su un insieme di strumenti semplici ma tremendamente efficaci nell’instaurare la trance. Ciascuno ha il suo ruolo, ed è la loro ripetizione ipnotica a «trascinare» l’ascoltatore.
| Strumento | Descrizione | Ruolo |
|---|---|---|
| Guembri (o hajhouj, sintir) | Liuto-basso a tre corde, cassa in legno rivestita di pelle di dromedario | Linea di basso e melodia; è lo strumento del maestro |
| Qraqeb (o qarqabou) | Grandi nacchere in ferro battuto, tenute a coppie | Percussione metallica lancinante, evoca le catene |
| Tbel / tamburi | Grandi tamburi percossi con bacchette | Pulsazione ritmica durante le processioni e l’apertura |
| La voce | Canti responsoriali (il maestro lancia, il coro risponde) | Invocazioni dei santi e degli spiriti |
Il musicista che dirige l’insieme si chiama maâlem (il «maestro»). È lui che suona il guembri, guida il canto e conosce il repertorio nell’ordine preciso che struttura la cerimonia. Attorno a lui, i suonatori di qraqeb scandiscono il ritmo e spesso danzano roteando, facendo volare i lunghi pon-pon di seta delle loro chéchia colorate.
La lila (derdeba): il vero rituale dietro la musica
Su Jemaa el-Fna vedete il volto pubblico e festoso dei Gnaoua. Ma la loro cornice d’origine è una cerimonia notturna chiamata lila («la notte» in arabo) o derdeba. È un rito di possessione e di guarigione che si svolge in privato, spesso in casa di un privato, e può durare tutta la notte.
Il principio: attraverso la musica, il canto e l’incenso, si invoca a turno una serie di spiriti (i mlouk), ciascuno associato a un colore, un profumo e un brano musicale preciso. Le persone in cerca di cura entrano in trance per «negoziare» con lo spirito che le affligge e ritrovare l’equilibrio. È una terapia spirituale, guidata dal maâlem e da una veggente-guaritrice, la moqadma.
I colori che vedete sui costumi non sono dunque decorativi: rimandano a questo pantheon.
- Bianco: la purezza, i santi;
- Azzurro cielo: gli spiriti dell’aria e dell’acqua;
- Rosso: gli spiriti potenti e «caldi»;
- Nero: gli spiriti legati alla terra e alle origini africane;
- Verde: l’islam e i santi protettori.
Ciò che sentite sulla piazza è una forma condensata e profana di questo repertorio sacro. Rispettarlo significa capire che questi musicisti non «fanno intrattenimento»: condividono una tradizione viva.
L’iscrizione all’UNESCO nel 2019: un riconoscimento mondiale
A lungo guardati con condiscendenza, i Gnaoua hanno conosciuto una consacrazione importante: nel dicembre 2019, durante la 14ª sessione del comitato intergovernativo riunito a Bogotá (Colombia), la cultura gnaoua è stata iscritta nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO.
L’organizzazione descrive i Gnaoua come «un insieme di produzioni musicali, di rappresentazioni, di pratiche confraternali e di rituali a scopo terapeutico in cui il profano si mescola al sacro». Questo riconoscimento ufficiale ha fatto dei Gnaoua un pilastro dichiarato dell’identità culturale marocchina plurale — allo stesso titolo dello spazio culturale di Jemaa el-Fna stesso, classificato dall’UNESCO fin dal 2001.
Per approfondire il valore patrimoniale della piazza e delle sue tradizioni orali, consultate la scheda ufficiale dell’UNESCO dedicata ai Gnaoua, così come l’articolo di riferimento di Wikipédia sui Gnaoua.
Il festival Gnaoua di Essaouira: la trance sul grande palco
Se Jemaa el-Fna vi fa venire voglia di questa musica, sappiate che esiste un appuntamento imperdibile per viverla in concerto: il Festival Gnaoua e Musiche del Mondo di Essaouira. Creato nel 1998 (prima edizione il 7 giugno 1998) su iniziativa della produttrice Neila Tazi, si tiene ogni anno nel mese di giugno nella città balneare di Essaouira, a circa 2h30 di strada da Marrakech.
Il suo principio: far dialogare i grandi maâlem gnaoua con artisti di jazz, blues, funk o musiche del mondo, in «fusioni» diventate leggendarie. Gratuito sui suoi palchi principali, attira ogni anno centinaia di migliaia di festivalieri e ha avuto un ruolo decisivo nella riabilitazione mondiale di questa «musica degli schiavi» a lungo emarginata.
- Dove: Essaouira, sulla costa atlantica (escursione possibile in giornata o nel fine settimana da Marrakech).
- Quando: ogni anno a giugno, per tre o quattro giorni.
- Atmosfera: concerti giganteschi all’aperto, processioni nella medina, fusioni inedite.
È il complemento perfetto all’esperienza «di strada» di Jemaa el-Fna: da un lato la spontaneità della piazza, dall’altro il grande palco internazionale.
Come vivere i Gnaoua su Jemaa el-Fna (e la mancia)
I Gnaoua fanno parte dei cerchi musicali che animano la piazza, soprattutto nel tardo pomeriggio e in serata, quando la halqa (l’assembramento circolare) si forma attorno ai musicisti. Ecco come approfittarne pienamente e correttamente.
- Individuate il suono del guembri: questo basso rotondo e lancinante è la vostra bussola. Avvicinatevi con discrezione e integratevi nel cerchio.
- Restate, ascoltate, sentite: la magia gnaoua agisce nella durata. Concedetevi diversi minuti per lasciare che la ripetizione faccia il suo effetto.
- Filmate con tatto: tirare fuori il telefono è possibile, ma chiedete con lo sguardo, restate discreti, e sappiate che una ripresa richiede un contributo.
- La mancia è la regola: questi artisti vivono delle offerte del pubblico. Non è né una truffa né un obbligo nascosto, ma una consuetudine normale.
Quanto dare?
Non esiste una tariffa ufficiale, ma alcuni punti di riferimento di buon senso:
| Situazione | Mancia indicativa |
|---|---|
| Ascoltate un momento senza fotografare | da 5 a 10 MAD |
| Scattate foto / un breve video | da 10 a 20 MAD |
| Restate a lungo o chiedete un brano | da 20 a 50 MAD |
Un ultimo consiglio: tenete presente che la piazza è anche un terreno di sollecitazioni. Restate sorridenti ma fermi, non mostrate banconote di grosso taglio e date ciò che vi sembra giusto. Per inserire i Gnaoua in un programma completo, la nostra guida cosa vedere e fare a Jemaa el-Fna elenca tutti i cerchi da non perdere, e il nostro articolo su Jemaa el-Fna la sera descrive nel dettaglio l’atmosfera notturna, momento ideale per incrociare i musicisti.
Domande frequenti
Chi sono i Gnaoua di Jemaa el-Fna?
I Gnaoua sono i membri di una confraternita spirituale marocchina fondata dai discendenti di schiavi giunti dall’Africa subsahariana a partire dal XVI secolo. Sulla piazza Jemaa el-Fna sono i musicisti di trance riconoscibili dal suono grave del guembri e dallo schiocco metallico dei qraqeb. La loro musica intreccia eredità africana, islam mistico e ritmi berberi.
Quali sono gli strumenti della musica gnaoua?
I tre strumenti emblematici sono il guembri (liuto-basso a tre corde rivestito di pelle, suonato dal maâlem), i qraqeb (grandi nacchere di ferro che ricordano il rumore delle catene) e i tamburi (tbel). La voce, con i suoi canti responsoriali che invocano santi e spiriti, completa l’insieme.
Che cos’è la lila (o derdeba)?
La lila, che significa «la notte», è il rituale di guarigione dei Gnaoua. È una cerimonia di possessione e di trance che può durare tutta la notte, nel corso della quale si invoca una serie di spiriti (i mlouk), ciascuno associato a un colore e a un brano. La versione suonata su Jemaa el-Fna ne è una forma condensata e festosa.
Quando è stata iscritta la cultura gnaoua all’UNESCO?
La cultura gnaoua è stata iscritta nel dicembre 2019 nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO, durante il comitato riunito a Bogotá. Lo spazio culturale della piazza Jemaa el-Fna, invece, era già distinto dall’UNESCO dal 2001.
Bisogna dare la mancia ai Gnaoua sulla piazza?
Sì, è la consuetudine: questi musicisti di strada vivono delle offerte del pubblico. Calcolate circa 5-20 dirham se ascoltate o scattate una foto, di più se restate a lungo. Preparate degli spiccioli e, idealmente, concordate il gesto prima di filmare da vicino per evitare qualsiasi malinteso.
Dove vedere i Gnaoua in concerto in Marocco?
Il grande appuntamento è il Festival Gnaoua e Musiche del Mondo di Essaouira, creato nel 1998 e organizzato ogni anno a giugno, a circa 2h30 da Marrakech. Vi si vedono i maâlem gnaoua in fusione con artisti di jazz, blues e musiche del mondo. Su Jemaa el-Fna li incrociate tutto l’anno, soprattutto a fine giornata.