La piazza Jemaa el-Fna è stata proclamata dall’UNESCO nel 2001 «capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità», per poi essere iscritta nel 2008 nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Fatto raro: a essere riconosciuta non è la piazza in quanto luogo, ma ciò che vi accade ogni giorno — i cantastorie, i musicisti, i cerchi di spettatori, i saperi tramandati a voce. Jemaa el-Fna fu del resto il primissimo sito al mondo a ricevere questo titolo inaugurale.
Questo riconoscimento è essenziale per capire perché la piazza è protetta e, soprattutto, da cosa la si protegge. Qui il tesoro non è un monumento di pietra: è una cultura viva, fragile, portata avanti da donne e uomini. Un cantastorie che tace è come una biblioteca che brucia — ed è esattamente ciò che l’UNESCO ha voluto evitare classificando lo spirito della piazza anziché le sue lastre.
In questa guida didattica vi spieghiamo in modo semplice che cos’è il patrimonio immateriale, in cosa si differenzia dal patrimonio «classico», il ruolo decisivo dello scrittore Juan Goytisolo, ciò che viene concretamente protetto e le minacce che ancora incombono su questo luogo unico al mondo.

Patrimonio materiale o immateriale: qual è la differenza?
È la chiave per capire tutto. Nelle convenzioni dell’UNESCO si distinguono due grandi famiglie di patrimonio.
- Il patrimonio materiale raccoglie i beni fisici e tangibili: monumenti, siti archeologici, complessi urbani, paesaggi. A Marrakech, la medina, la Koutoubia o le tombe saadiane rientrano in questa categoria (la medina di Marrakech è del resto iscritta nel patrimonio mondiale dal 1985).
- Il patrimonio culturale immateriale raccoglie ciò che non si tocca: le tradizioni orali, le arti dello spettacolo, le pratiche sociali, i rituali, le feste, i saperi artigianali. Sono gli usi vivi tramandati di generazione in generazione.
La grande particolarità del patrimonio immateriale è che è vivo e fragile. Un tempio abbandonato resta in piedi per secoli; una tradizione orale, invece, muore con l’ultimo cantastorie che la conosce. Da qui l’urgenza, per l’UNESCO, di riconoscerla, documentarla e incoraggiarne la trasmissione.
Che cos’è il patrimonio immateriale secondo l’UNESCO?
Il concetto è stato formalizzato dalla Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, adottata nel 2003. Secondo questo testo, il patrimonio immateriale designa «le pratiche, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze e i saperi» che le comunità riconoscono come parte del proprio patrimonio culturale.
L’UNESCO individua cinque grandi ambiti:
| Ambito | Esempi |
|---|---|
| Tradizioni ed espressioni orali | Racconti, epopee, poesia, lingua |
| Arti dello spettacolo | Musica, danza, teatro di strada |
| Pratiche sociali, rituali e feste | Cerimonie, giochi, usanze collettive |
| Conoscenze legate alla natura | Medicina tradizionale, erboristeria |
| Saperi artigianali | Tatuaggio all’henné, artigianato, mestieri |
A Jemaa el-Fna, questi cinque ambiti coesistono su poche centinaia di metri quadrati, ogni sera. È questa concentrazione eccezionale ad aver colpito gli esperti e a giustificare il riconoscimento.
Perché Jemaa el-Fna è stata riconosciuta già nel 2001?
Nel 1997 l’UNESCO lanciava un nuovo programma: la Proclamazione dei capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità. La prima lista, svelata il 18 maggio 2001, comprendeva diciannove siti di tutto il mondo. Jemaa el-Fna vi figurava — ed è spesso citata come l’elemento fondativo che ha ispirato questo programma.
Perché proprio lei? Perché la piazza incarna alla perfezione l’idea di patrimonio immateriale. Ogni pomeriggio, uno spazio vuoto si trasforma in un teatro a cielo aperto: le halqa (cerchi di pubblico) si formano attorno ai cantastorie, i tamburi dei Gnaoua risuonano, gli erboristi allineano le loro boccette. Nulla di immutabile, tutto viene ricreato ogni giorno per sola volontà degli artisti e del pubblico. È una tradizione che esiste soltanto perché viene recitata, ascoltata e tramandata dal vivo.

Quando la Convenzione del 2003 è entrata in vigore e ha creato la Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, i capolavori proclamati tra il 2001 e il 2005 vi sono stati integrati. È così che Jemaa el-Fna è stata ufficialmente iscritta in questa lista nel 2008, confermando e rendendo duraturo il riconoscimento iniziale.
Il ruolo decisivo di Juan Goytisolo
Non si può raccontare questa storia senza citare Juan Goytisolo (1931-2017), scrittore spagnolo innamorato di Marrakech, dove ha vissuto a lungo. Affascinato dalla piazza e dai suoi cantastorie, ne fu il difensore più accanito.
Alla fine degli anni Novanta, un progetto immobiliare minacciava i dintorni della piazza — si parlava in particolare di erigervi una torre di vetro e di modernizzare la spianata, con il rischio di scacciare gli artisti. Goytisolo condusse una campagna, mobilitò intellettuali e istituzioni e portò all’attenzione dell’UNESCO l’idea di una protezione internazionale della cultura orale di Jemaa el-Fna. La sua battaglia fu uno degli inneschi diretti della proclamazione del 2001.
Grazie a lui, Jemaa el-Fna è diventata un caso esemplare: la prova che un patrimonio invisibile, fatto di parole e di gesti, merita tanta protezione quanto una cattedrale o una piramide.
Ciò che è concretamente protetto sulla piazza
Il riconoscimento dell’UNESCO riguarda «lo spazio culturale della piazza Jemaa el-Fna», ossia l’insieme delle pratiche che ne compongono la vita quotidiana. In concreto, ciò include:
- I cantastorie (hlaykia): cuore del riconoscimento, custodi di una tradizione orale in arabo dialettale — epopee, racconti morali, leggende. È la pratica più minacciata.
- La halqa: la forma stessa del cerchio di spettatori attorno a un artista, modalità di spettacolo popolare secolare.
- I musicisti: Gnaoua (musica di trance), gruppi berberi dell’Atlante, cantanti e percussionisti.
- I saperi: tatuaggio all’henné, erboristeria e medicina tradizionale, indovine.
- I mestieri e le figure della piazza: portatori d’acqua (guerrab) in costume, ammaestratori, acrobati, cavadenti.
Per approfondire queste figure, il nostro articolo dedicato ai conteurs de Jemaa el-Fna (hlaykia) descrive nel dettaglio questa tradizione orale e il suo futuro incerto.
Le minacce che ancora incombono sulla piazza
Il riconoscimento non è una garanzia eterna. La stessa UNESCO individua diversi rischi ben concreti:
- La pressione urbanistica e immobiliare: speculazione fondiaria, sviluppo delle infrastrutture stradali e progetti di riqualificazione attorno alla piazza.
- L’acculturazione dovuta al turismo di massa: a forza di darsi in spettacolo per i visitatori, la piazza rischia di cristallizzare le proprie tradizioni in cliché folcloristici, svuotati del loro significato.
- La scomparsa dei cantastorie: è la minaccia più grave. I grandi hlaykia invecchiano, le giovani generazioni si orientano verso altri mestieri e la trasmissione orale si affievolisce. In certe serate, resta soltanto una manciata di cantastorie là dove erano decine.
- La concorrenza degli schermi e dei nuovi intrattenimenti: musica amplificata, bancarelle commerciali e sollecitazioni turistiche erodono lo spazio delle arti tradizionali.

Di fronte a tutto ciò, esistono delle iniziative: documentazione dei racconti, sostegno agli artisti, creazione di un museo del patrimonio immateriale a Marrakech. Ma il miglior alleato della piazza resta il pubblico — perché una halqa esiste soltanto finché ci sono spettatori a formare il cerchio. Fermandovi ad ascoltare un cantastorie, lasciando qualche dirham, partecipate, nel vostro piccolo, alla sopravvivenza di questo patrimonio.
Come visitare la piazza rispettandone il patrimonio
Comprendere il valore UNESCO di Jemaa el-Fna cambia il modo di viverla. Qualche semplice accortezza:
- Prendetevi il tempo di fermarvi davanti a una halqa, anche senza capire l’arabo: la teatralità non ha bisogno di traduzione.
- Ricompensate gli artisti: una piccola moneta nel cappello o sul tappeto è l’affitto della loro arte e il carburante della trasmissione.
- Privilegiate le tradizioni vive (cantastorie, musicisti, erboristi) rispetto alle attrazioni con animali.
- Fotografate con rispetto e chiedete il consenso degli artisti, che spesso richiedono un piccolo contributo.
Per preparare la vostra visita, consultate la nostra guida completa sull’histoire de Jemaa el-Fna e la nostra panoramica su que voir et faire sur la place.
Domande frequenti
In che anno Jemaa el-Fna è stata riconosciuta dall’UNESCO?
La piazza è stata proclamata nel 2001 «capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità», per poi essere iscritta nel 2008 nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Fu il primo sito a ricevere questo titolo inaugurale nel 2001.
Qual è la differenza tra patrimonio materiale e immateriale?
Il patrimonio materiale comprende i beni fisici (monumenti, siti, oggetti). Il patrimonio immateriale comprende le pratiche vive: tradizioni orali, musiche, rituali, saperi. Jemaa el-Fna è riconosciuta per il suo patrimonio immateriale, ossia i suoi cantastorie, musicisti e saperi, e non per i suoi edifici.
Chi è Juan Goytisolo e quale fu il suo ruolo?
Juan Goytisolo era uno scrittore spagnolo stabilitosi a Marrakech. Grande difensore dei cantastorie della piazza, condusse una campagna contro i progetti di urbanizzazione e portò all’attenzione dell’UNESCO l’idea di una protezione internazionale. La sua azione fu determinante nella proclamazione del 2001.
Che cosa è protetto esattamente a Jemaa el-Fna?
L’UNESCO protegge «lo spazio culturale» della piazza: i cantastorie (hlaykia), la halqa (cerchio di spettatori), i musicisti Gnaoua e berberi, l’erboristeria, la medicina tradizionale e i saperi come il tatuaggio all’henné.
Il riconoscimento UNESCO è definitivo?
No. Il riconoscimento mira a sensibilizzare e a incoraggiare la salvaguardia, ma le minacce permangono: pressione immobiliare, turismo di massa e soprattutto progressiva scomparsa dei cantastorie. La vitalità della piazza dipende dalla trasmissione e dall’interesse del pubblico.
Dove trovare le informazioni ufficiali dell’UNESCO?
La scheda ufficiale è consultabile sul sito del patrimonio immateriale dell’UNESCO: L’espace culturel de la place Jemaa el-Fna. Una panoramica sintetica è disponibile anche sulla pagina Place Jemaa el-Fna de Wikipédia.